Santuario Diocesano "S. Maria della Purità" del Belvedere Stampa

Monte1Il Santuario Diocesano "S. Maria della Purità" del Belvedere sorge su una collina circondata da una pineta. Immerso nella natura, rappresenta un meraviglioso luogo di riflessione. Con Decreto Ministeriale n.140 del 10 agosto 2009 è stato riconosciuto Ente Ecclesiastico con personalità giuridica civile, il cui legale rappresentante è il Sac. Domenico Santomauro, Parrocco di Oppido Lucano. Molto probabilmente la chiesa appartenne un tempo al monastero benedettino di S. Angelo del Bosco di Avigliano.


Così la descrive l’arciprete Don Rocco Martino: (…) al sud-est di Oppido di Basilicata, ora di Palmira, ed alla distanza di circa tre chilometri, irto si eleva il monte di Belvedere, che ti pare distaccato al sud-ovest dell’Appennino Lucano. Esso si asside maestoso su di un lembo di vasta pianura, la quale, attraversando per lo storico castello di Monteserico, si perde fra i campi di Puglia, fino a toccare e sorpassare all’oriente il lato estremo dell’appulo Appennino. Una giovane verdeggiante selvetta gli copre in parte le spalle, ed un fiumicello, detto Alveo, serpeggiando d’intorno, gli lambe con le sue onde i piedi. Dalla sua vetta sublime, vastissimo orizzonte ti si para dinanzi, e, gittando di là attorno lo sguardo, si veggono, e quasi gli fanno corona, varie città e paesi, cioè a dire: Tolve, San Chirico Nuovo, Grassano, Montepeloso, ora Irsina, Genzano, Acerenza, Pietragalla e Palmira, nonché Gravina ed Altamura della provincia di Bari. Ed è là appunto su quella vetta del monte, che il pellegrino scorge di lontano un rinomato, vetusto tempietto dedicato alla Santissima Vergine di Belvedere, e con ansia sospirosa ne affretta il passo per arrivarvi. Ed ivi giunto, ecco che gli si para dinanzi la prospettiva della Chiesa, sormontata in su l’arco della Porta dallo stemma Municipale. Pochi altri passi sul piazzale che gli sta dinanzi, eccolo sull’ingresso della Chiesa, e di là gittando lo sguardo, gli si presenta dinanzi agli occhi, all’estremo della navata, un alto maestoso altare, circondato da angeli, ed alla cui sommità, fissa dentro la nicchia, avente un vezzoso Bambinello sulle braccia, si ammira la prodigiosa immagine di Maria Vergine, opera d’arte del 1508. Maestosa ha la fronte; vermiglie le guance; rosee le labbra; capigliatura bionda, ciglia inclinate ed occhi vivi e penetranti; e in così dolce movenza, da arrivare di botto nella mente e nel cuore di chi l’ammira, ed aprirli alla speranza. Poco al di là, poi, dello spianato dell’altare, ed a destra di chi guarda fuori il piazzale della Chiesetta, si vede…oh vista! o luogo che risveglia nella mente gesta di strepitose meraviglie operate dalla Vergine e degne di essere tramandate ai posteri!...si vede chiuso un armadio colorato a marmo, in cui gelosamente si conserva un’anfora, antica, e dalla quale un tempo zampillava un olio, nomato per antonomasia “le grazie di Maria”. Si sa per tradizione che aveva forza miracolosa, e pareva messo da Dio nelle mani della sua diletta Madre per guarire tanti corpi e tante umane membra affette da piaghe insanabili e cancerose. Ed era tanta la copia di quel liquore celeste, che al par di sorgente viva non si esauriva mai, quantunque si ungessero la fronte migliaia di pellegrini e dentro ampolle e fiaschettini di cretaglia se ne portassero purtroppo nei propri paesi. E sì pia tradizione, mantenuta fin da remoti secoli inalterata dal popolo, trova riscontro e conferma nella vetusta secolare figura di Santa Maria di Belvedere. Ivi è dipinto in cotta e stola un sacerdote assiepato da torme innumerevoli di devoti di ogni età, sesso e condizione, i quali, ansiosi e genuflessi ai suoi piedi, gli adergono il capo, perché gli unga la fronte, e la cosparga in forma di croce di quell’olio di salute.

All’interno dell’edificio religioso, si trova una statua lignea della Vergine policroma del XIV secolo, raffigurante la Madonna in trono, che con il braccio sinistro regge il Bambino e con il destro stringe un pomo andato perduto. Il piccolo Gesù benedice con la mano destra, mentre con la mancina impugna uno scettro. La statua presenta tratti sia romanici sia gotici. La leggenda vuole che la statua della Madonna si sia posata su una quercia del monte Belvedere e lì scoperta da un contadino che raccoglieva legna. La Vergine avrebbe detto al contadino di voler essere venerata su quel monte. Diventata la notizia di pubblico dominio, gli oppidesi decisero di erigere un tempio alla Madre santa, ma in un altro luogo più vicino al paese (contrada Cappella). Qui fu trasferita la statua, che il mattino dopo fu però ritrovata nuovamente sull’asperità a 3 km dal paese. Questo accadde per ben tre volte (cifra fra l’altro non casuale nella numerologia sacra), finché gli abitanti del centro bradanico capirono che la Madonna voleva essere venerata proprio sul monte Belvedere, dove finalmente decisero di costruire il santuario. La fabbrica originaria della Chiesa dovrebbe risalire ai secoli XIII-XIV. Ristrutturata nel XVI secolo, la chiesa presentava le pareti interamente ricoperte di ex-voto, oggi conservati nella sacrestia annessa al santuario. Si tratta di lamine riproducenti parti anatomiche, fotografie e collage.

Le notizie sono state ricavate da varie fonti bibliografiche su Oppido Lucano, la sua storia e il suo territorio.

Info: Monte del Belvedere (677 m) in località Castiglione a 3 km dal centro abitato di Oppido Lucano